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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: mercoledì 5 giugno 2019, 21:55 
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Grazie Guido, è vero ne è passata di acqua... e di tempo anche! Riguardo agli aggiuntivi avrei scommesso che fossero in zamac, sia per il colore che per la friabilità dei pezzi, vista la mia esperienza negativa, come di tanti altri, con questa lega a basso grado di fusione. Comunque per non avere sorprese ho pensato bene di copiarle in resina, che mi assicura migliore affidabilità nel tempo, dopo che alcuni respingenti si sono sgretolati inesorabilmente.
E' vero infatti che il pregio delle fiancate è di poterle comporre a piacimento secondo l'epoca e le varianti dei prototipi e che le balestre possono tornare utili per successive imprese.
Alla prossima quindi.
Saluti.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: giovedì 6 giugno 2019, 8:55 
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Ciao Claudio.
I pezzi si sgretolano perchè quel metallo bianco ha una percentuale molto elevata di piombo e piuttosto bassa di stagno. Piombo a basso costo, stagno decisamente più caro..... ecco fatta la "ricetta"......
Il mio amico si infuriò non poco quando lo scoprì, ormai tardi per far rifare le fusioni.
Ciao, a presto.
Guido


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: martedì 11 giugno 2019, 14:13 
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Salve amici, inserisco adesso le ultime foto inerenti alla ALe 40 2001, all'epoca della sua originale configurazione a doppia testata a muso di vipera. Con queste foto concludo la disamina sulla realizzazione delle prime ALe delle FS con il "design" del regime e subito dopo continuerò con una successiva ALe, stavolta modello unico, che fu contemporanea delle precedenti ma che apriva la strada a nuove soluzioni tecniche e pratiche.
Alla prossima. Saluti.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: venerdì 21 giugno 2019, 18:37 
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Le ALe 400 001- 010.

Al gruppo delle automotrici elettriche della prima generazione appartengono anche le ALe 400, riordinate poi nel gruppo ALe 781. Queste ALe diedero inizio a quella serie di automotrici con le fiancate perfettamente verticali, in contrapposizione alle precedenti ALe 40.2000, oltre alle ALe 792 e 882, che avevano le fiancate leggermente inclinate dal basso in alto, convergenti verso l'interno, esattamente come erano costruiti gli ETR 200, progetto di origine. La caratteristica di questi mezzi, tutti progettati e realizzati dalla BREDA, era il frontale aerodinamico, detto a “muso di vipera”, che si era diffuso in quel periodo di rivoluzione economica dominato dal regime fascista. In effetti l'estetica di questi mezzi dava una connotazione unica ed esclusiva nel campo dei rotabili ferroviari, cosa che evidenziava una certa vena ingegneristica innovativa agli occhi del mondo.
Avendo io costruito recentemente una ALe 40.2001, poi convertita in ALe 402 001 (infine trasformata e re-immatricolata come esemplare unico in ALe 782 001), nella configurazione originaria a due testate aerodinamiche, ho voluto completare il parco di queste macchine realizzando anche una rappresentante delle ALe 400 di serie a una testata tronca, con l'aiuto di una scocca preformata, opera del Gruppo Tirreno di molti anni fa, che nessuno aveva avuto modo di completare. La scocca in verità si prestava alla realizzazione di tutte le altre automotrici con le stesse caratteristiche (ALe 790, ALe 880, ALe 883, ecc.), ad esclusione delle ALe 792 e 882 che derivavano dal progetto originario a fiancate inclinate. Dato che io mi sono orientato verso l'epoca III nella costruzione delle precedenti automotrici, mi sono attenuto anche stavolta al periodo storico citato e ho mantenuto tutti i particolari tipici relativi.
Le foto mostrano lo stato di partenza della costruzione e si possono intuire le procedure costruttive da me adottate, che ricalcano esattamente quelle adottate in precedenza per le altre automotrici.
Osservando la scocca si nota una linea di taglio già stuccata che percorre tutta la mezzeria dell'imperiale, cosa che interessa anche il sotto-cassa. In realtà ciò che avevo per le mani inizialmente erano due gusci stampati secondo il metodo del “vacuum form” realizzati secondo il profilo fiancate e non nella forma di scocca e semi-scocca, come si nota già presente in lavorazione. Il lavoro iniziale, quindi, è stato quello di incollare i due semigusci-fiancate e poi tagliare la sagoma ottenuta con precisione in senso orizzontale per ottenere le scocche, superiore e inferiore, definitive.
Questo ha comportato una serie di misurazioni per quantificare e posizionare l'altezza della scocca superiore, la sequenza dei finestrini, le linee di giunzione della scocca inferiore, ecc. fino ad ottenere un pre-modello accettabile, dalle forme verosimili, che non si discostasse molto dal prototipo. Insomma, un lavoraccio!


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: venerdì 28 giugno 2019, 15:34 
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... Continuazione. ..Devo aggiungere per la verità una serie di trucchi che mi hanno agevolato nel lavoro e che passo a descrivere. Le scocche ottenute sovrapposte l'una all'altra, non combaciavano a dovere (accade spesso nelle autocostruzioni) e non avevano la giusta sagoma filante del prototipo, osservando anche i disegni (trittici) in mio possesso (vedi volume “Elettromotrici della prima generazione” di Giuseppe Lippolis ed. Locodivision, ma anche il volume del Cornolò “Automotrici Elettriche” ed. Albertelli). Mi sono messo all'opera con carta vetro e limette per assottigliare ed affusolare le testate, eliminando un po di plastica dalla superficie e modellandola a dovere. A furia di carteggiare, però, il plasticard, di 1,5 mm in origine, si è assottigliato troppo in alcuni punti, specie in corrispondenza dei finestrini della cabina, tanto che la superficie si piegava al tatto. Questo fatto mi suggeriva un espediente che avevo già sperimentato in passato, cioè l'uso della pasta-plastica.
Con la disponibilità di un flaconcino di vetro, boccetta di colla per PS ormai esaurita, a forma il più possibile lineare (eliminando il pennellino), vi ho versato della colla liquida fino a metà e vi ho immerso dei brandelli di plasticard bianca. Ho atteso qualche giorno finché la plastica si fosse sciolta e diventata una pasta modellabile, dopodiché ho cosparso con essa l'interno della testata/cabina, aggiungendo altri piccoli pezzi di plasticard solidi che hanno dato rinforzo al tutto. Anche qui ho dovuto aspettare qualche giorno perché si seccasse tutto ed il gioco era fatto. Per ovvi motivi la plastica in quei punti diventa temporaneamente molliccia e solo dopo una decina di giorni dalla solidificazione tutto ritorna solido e lavorabile, anche se con alcuni raggrinzamenti (lo stucco poi ha rimesso le cose a posto). Ho ispessito così l'interno della testata, cosa che mi ha consentito di rastremare ancora fino a che ho ritenuto opportuno affinché la scocca assumesse la perfetta aerodinamicità tipica. Questa operazione è stata eseguita anche per la semi-scocca inferiore. Nelle foto accluse si possono osservare i vari punti in cui ho aggiunto la pasta-plastica citata.
Discorso inverso invece per la testata tronca, che era stata stampata con una angolazione della cabina troppo accentuata, per cui si è rivelato necessario ispessire all'esterno la fiancata con delle striscioline di plasticard e stucco finale, al fine di allargare l'angolo di convergenza delle stesse fiancate. Uno dei difetti di queste stampate in plasticard era infatti la rotondità eccessiva del muso a scapito della aerodinamicità e l'eccessiva convergenza della “coda” tronca, oltre ad una dimensione un po abbondante in altezza. Ma a quest'ultimo difetto si può anche soprassedere, poiché a voler rastremare la semi-cassa superiore si poteva ottenere un abbassamento della scocca, ma un peggioramento dell'estetica complessiva, visto che il modello sarebbe sembrato troppo “appiattito”. E' chiaro che vanno fatte delle prove continue di sovrapposizione delle due scocche e di eventuali ritocchi fino al raggiungimento di un allineamento verticale adeguato.
Successivamente aggiungerò qualche foto delle due testate definitive realizzate con questo metodo.


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Commento file: Due scocche a confronto: la precedente ALe 40 2001 in cantiere con la costruenda ALe 400.001.
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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: venerdì 28 giugno 2019, 21:13 
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A proposito di scocche preformate, su Italmodel Ferrovie 224 del Marzo '79 era riportata questa breve recensione


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: sabato 29 giugno 2019, 13:20 
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Iscritto il: sabato 14 gennaio 2006, 17:39
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Località: San Martino Buon Al.
Grazie “reostatica”, ho individuato il trafiletto e si conferma quanto asserito dai forumisti poco sopra. Come volevasi dimostrare, ed io ho ereditato solo tre scocche di Ale 840, di cui una la modifico per realizzare un convoglio di Ale 883 (una rimorchiata). Sta di fatto che l'amico che mi ha donato le scocche, mi ha rivelato che le aveva comprate in Belgio durante una sua visita turistico-modellistica. Da qui le perplessità sulla loro provenienza. Le misure comunque le ho riportate nella tolleranza necessaria, tranne che per la larghezza che, come si può immaginare, risulta arduo da ridimensionare. Grazie infinite comunque e via così.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: martedì 2 luglio 2019, 21:33 
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se interessa


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: domenica 7 luglio 2019, 20:45 
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Grazie aesse61, avevo queste riviste, ormai cedute per poco spazio. In verità quella semplicità di realizzazione decantata dal testo non corrisponde alla realtà, anche perché le foto non rivelano il vero lavoro di precisione che ci sta dietro. Intanto quei gusci non venivano forniti già pre-tagliati, né traforati, basta leggere quello che ho descritto prima. Poi la forma delle testate era piuttosto approssimativa, come ho rilevato io, ma qualcuno potrà anche dissentire. Insomma, secondo me è necessaria una buona dose di esperienza per affrontare questo lavoro. Il fu Cav. Parigi,presidente della FIMF di anni fa, ne aveva tanti in magazzino, ragion per cui penso che il Gruppo Tirreno di allora non avesse avuto fortuna nella vendita di questi gusci. Erano disponibili anche quelli delle ALe 840, con le sesse caratteristiche. Comunque grazie e andiamo avanti.
Saluti.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: mercoledì 17 luglio 2019, 8:14 
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Saluti a tutti. Torno sul pezzo (metaforicamente) postando due video delle corse di prova della Ale 792 sul plastico modulare del DLF di Verona. Il plastico è piuttosto datato e convivono binari di codice 75 e 100, per cui le ruote dell'automotrice di marca LIMA (con bordini abbondanti) sembrano grattare percorrendo alcuni tratti, ma forse lo avevo citato già in passato. Le immagini di un video sono migliori dell'altro, ma mi sono ripromesso di usare la mia fotocamera (che riprende ottimamente anche video clip) la prossima volta, piuttosto che il cellulare, con cui non vado molto d'accordo.
Aggiungo che è dura dover fare affidamento su un plastico non sempre disponibile ed attendere l'occasione per poter vedere correre i propri modelli. Ma tant'è.

https://youtu.be/hp2plQQPZCw

https://youtu.be/DgnlvLgAico


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: mercoledì 17 luglio 2019, 8:24 
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Riprendo anche il discorso sospeso sulla ALe 400 con l'aggiunta di qualche foto illustrativa.
Per agevolare l'accostamento e l'incastro delle due scocche l'una sull'altra ho incollato lungo il perimetro interno della semi-cassa inferiore una strisciolina di plasticard da 0,5 mm, come si vede dalle foto, per evitare eccessivi debordi o disallineamenti. Il lavoro successivo è stato quello di disegnare sulla scocca i vani finestrini con le dovute misurazioni, la disposizione della cabina e il ritaglio dei vani finestra a mezzo trapanino da banco con punta da 1,5 mm. Naturalmente gli spazi ottenuti sono stati limati a dovere per creare la sagoma definitiva ad accogliere i vetrini nella fase di completamento. La cura maggiore è stata posta sul taglio dei finestrini delle testate che, come si nota, sono a forma trapezoidale. Lo spazio relativo al vano bagagliaio è stato chiuso con una saracinesca in PVC proveniente dal mondo della progettazione edile ed è stata incollata con colla bi-componente epossidica. Le porte di accesso sono derivate da campioni clonati del vecchio ETR 200, adattate per l'occasione alla scocca superiore, ma che trovano logica sequenza sulla inferiore tramite incisione manuale.
Dopo gli adattamenti descritti sono passato a preparare la motorizzazione che, manco a dirlo, anche qui ho affidato ad un motore G della immarcescibile vecchia LIMA. Va da sé che il passo carrello di tutte queste automotrici elettriche BREDA è lo stesso, esattamente di 3000 mm, e guarda caso il motore G della Lima ha questa distanza tra gli assi in scala 1:87, fenomeno di banalizzazione per tutti i suoi modelli in H0 di allora. La preparazione della sede del motore ha seguito delle procedure obbligate, in quanto sul modello così abbozzato si doveva creare una sede adatta a ricevere e sostenere il suddetto motore. Il plasticard da 1,00 mm deve essere rinforzato con strisce di plastica lungo i bordi interni se si vuole rendere la scocca più robusta ed infatti ho proceduto in tale direzione utilizzando plasticard da 1,00 e d 1,5 mm secondo i punti interessati. Ho ritagliato tutto lo spazio del vano motore per creare la culla di alloggiamento del motore e ho aggiunto i supporti, sempre con spezzoni di plasticard, che devono sostenere e supportare il motore garantendo la rotazione necessaria. Come si nota dalle foto del particolare la sommità del motore G è stato rastremato abbondantemente, fin quasi al metallo magnetico dello statore, altrimenti la sommità, ancorché rotonda, va a confliggere con il soffitto interno del modello e ne pregiudica i libero movimento di rotazione, oltre a rendere impossibile la chiusura delle due scocche. Le ruote LIMA sono leggermente sovradimensionate ma è un compromesso accettabile, in fondo, visto che ho potuto corredare il carrello folle con ruote da 11,4 mm Ø.


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Commento file: Si notano qui gli spezzoni perimetrali che servono a garantire l'allineamento dell'incastro.
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MessaggioInviato: sabato 27 luglio 2019, 10:57 
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Il carrello folle invece è stato costruito ex-novo, con l'aiuto di lastrina di ottone da 0,8 mm di spessore, come ho già eseguito in passato per altre automotrici. Due longheroni lavorati in parallelo garantiscono la perfetta sovrapposizione delle due parti, procedendo poi alla foratura in coincidenza degli assi. Le due paretine così ottenute vengono tenute insieme con degli spezzoni di plasticard di 2,00 mm di spessore che, incollati uno sull'altro in numero di quattro, creano i giusti distanziatori di misura massima di 8,00 mm. In sostanza si ottengono tre cubetti di plasticard perfettamente sagomati che fanno da elementi intermedi fra i longheroni d'ottone e allo stesso tempo da isolanti. Le ruote sono state acquistate on-line presso una ditta della zona, che vende anche in rete.
Giunto alla fine di questo lavoro di adattamento della motorizzazione sono passato all'aggiunta di particolari tipici di questa macchina.
Come si può notare dalle foto la cabina aerodinamica e quella tronca sono sormontate da dei gocciolatoi che io ho riprodotto in filo di ottone da 0,25 mm sagomato ed incollato al punto di destinazione con delle gocce di cianoacrilato, ma ognuno potrebbe usare altri sistemi.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: lunedì 5 agosto 2019, 10:24 
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I fari sono realizzati con del tondino cavo di ottone da 2,00 mm, aggiuntivato di ghiera con un sottile cerchio di tondino da 2,5 mm di diametro esterno. Respingenti derivano dal kit di montaggio a cui ho fatto cenno poco prima, che erano in metallo bianco in origine ma clonati in resina per maggior sicurezza. Quelli posteriori invece sono stati modellati sul posto con tondino di plasticard da 3,00 mm (evergreen) e completati con stucco per rendere le sfaccettature piane.
I portelli del sotto-cassa sono stati realizzati con dei rettangolini di plasticard da 0,50 mm di spessore, ritagliati nella forma corrispondente ai reali e incollati con la semplice colla per PS.
Giunto al termine di questi lavori sono passato alla verniciatura, cominciando dal sotto-cassa per proseguire con la carrozzeria superiore, come già eseguita per i precedenti modelli. Per la verniciatura ho scelto la livrea che queste automotrici presentavano al momento della consegna alle FS, sperando di avvicinarmi il più possibile alla realtà. Le porte d'accesso erano ancora colorate in castano e forse sono andato un po' oltre nel verniciare di rosso tutta la superficie anteriore del modello, nella zona dei respingenti, cosa che probabilmente non era così in origine. In origine il rosso antinfortunistico era limitato solo al portello anteriore di accesso agli organi di accoppiamento, credo. Ma qualche licenza me la voglio prendere di tanto in tanto, visto che il rosso fa tanto spettacolo. Non mi resta alle fine che completare il modello con i vetrini e gli elementi elettrici sull'imperiale, oltre agli aeratori che erano essenziali a quel tempo su tutte le elettromotrici.


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Commento file: Da questa inquadratura si notano i punti di ancoraggio ottenuti con blocchetti di plasticard incollati con il metodo esposto e l'ausilio di viti autofilettanti.
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MessaggioInviato: venerdì 9 agosto 2019, 15:44 
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Una nota a margine di questo intervento costruttivo voglio riservarlo ad una modifica che ho apportato giusto in queste ultime ore. Si tratta delle ruote LIMA del carrello motore, che tanto fastidio danno all'occhio e all'orecchio nella fase di marcia su binari che non corrispondono al codice moderno (cod. 100), come mi si dice da più parti. Ebbene, ho sfilato le ruote munite di ruota dentata, che insiste direttamente sulla cascata di ingranaggi, e l'ho inserita su un asse dello stesso diametro del foro. Poi ho montato il tutto sul mio trapanino da banco e a bassa velocità ho cominciato a limare il bordino fino a ridurlo al diametro esterno di 13,40 mm da 14,50 che erano in principio. Subito dopo ho praticato lo stesso trattamento all'altra ruota del carrello ed infine ho rimontato il tutto sull'elemento motore G. Chiaramente si fa lo stesso per l'altro asse ed il gioco è fatto. Ricordo che oltre al bordino ho voluto ridurre anche lo spessore della ruota stessa che,come si sa, è piuttosto abbondante e talvolta limita la rotazione del carrello. Non è facile estrarre la ruota con la corona dentata, ma con un po' di pazienza e circospezione ci sono riuscito. Più facile è stato per l'altra ruota che permaneva sul suo stesso asse che ho semplicemente estratto dal suo alveo. La fase di rimontaggio è stata più semplice. Ho eseguito questo lavoro in fase di aggiunta delle sospensioni tipiche di queste elettromotrici, che sono alquanto ridotte al centro del telaio-carrello. Completerò quanto prima le foto con questi ultimi particolari.


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MessaggioInviato: lunedì 12 agosto 2019, 14:05 
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Ecco le ultime foto delle aggiunte necessarie all'estetica dei modelli in costruzione. Va da sé che ho esteso la modifica a tutte le altre elettromotrici che utilizzano questa motorizzazione.
Saluti.


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