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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: domenica 18 agosto 2019, 17:39 
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Ecco infine il modello concluso. Probabilmente mancherà qualche particolare che non riscontro dalle foto in mio possesso, ma ritengo di aver ottenuto un campione non commerciale con i suoi attributi. Ho volutamente omesso di riprodurre le tiranterie dei freni che si noterebbero alla base dei carrelli e che passano davanti alle ruote, collegandosi alle sospensioni centrali. Ma in genere sono talmente basse da nascondersi facilmente alla vista. Come al solito dovrò aspettare il mio turno per poter far circolare questo modello insieme agli altri. Ricordo inoltre che si tratta di un modello riproducente il prototipo nella versione di origine, cioè prima di qualsiasi intervento di modifica o aggiornamento.
Saluti.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: lunedì 19 agosto 2019, 18:30 
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Grande Claudio,
Lavori sempre bellissimi. Li vedrò a Novegro?
Ciao Giorgio


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: lunedì 19 agosto 2019, 19:42 
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Spero anch'io di vedere tutto a Novegro!
Bravissimo!


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: lunedì 19 agosto 2019, 21:54 
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Iscritto il: sabato 14 gennaio 2006, 17:39
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Grazie carissimi. Sì, presenterò tutto alla fiera, sempre allo stand della FIMF, come dimostrazione che l'associazione può far bene a tutti i soci e non, specialmente nel campo dell'autocostruzione, con la speranza di richiamare sempre più attenzione sul nostro amato hobby. Quando penso che oltr'Alpe gli amatori delle ferrovie reali e in scala sono cento volte più numerosi di noi mi viene l'orticaria. Da noi ci sono persino personaggi che remano contro questo mezzo storico di comunicazione e tentano sempre più di affossarlo. Ma negli ultimi tempi, mi pare, c'è un risveglio delle coscienze e su questo dobbiamo puntare per il futuro della nostra passione.
Ad maiora!


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: lunedì 19 agosto 2019, 21:57 
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Iscritto il: giovedì 30 ottobre 2014, 21:00
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claudio50 ha scritto:
Grazie carissimi. Sì, presenterò tutto alla fiera, sempre allo stand della FIMF, come dimostrazione che l'associazione può far bene a tutti i soci e non, specialmente nel campo dell'autocostruzione, con la speranza di richiamare sempre più attenzione sul nostro amato hobby. Quando penso che oltr'Alpe gli amatori delle ferrovie reali e in scala sono cento volte più numerosi di noi mi viene l'orticaria. Da noi ci sono persino personaggi che remano contro questo mezzo storico di comunicazione e tentano sempre più di affossarlo. Ma negli ultimi tempi, mi pare, c'è un risveglio delle coscienze e su questo dobbiamo puntare per il futuro della nostra passione.
Ad maiora!


Ben detto !


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: giovedì 22 agosto 2019, 8:49 
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Concedetemi una leggera divagazione sul tema iniziale, ma tutto fa parte di questo delirio modellistico che mi pervade da quando ho avuto per le mani la serie di scocche alla rinfusa.

Le mie Ale 840.

E' per lo meno superato parlare adesso delle Ale 840, dopo che la ViTrains ha già prodotto un modello di serie con relativo rimorchio e con una unità anfibia (Lebc 840) che completa il quadro modellistico, oltre alle Ale 840 con finestrini Klein, e non sarebbe neanche argomento dell'attuale relazione sulle automotrici elettriche di prima generazione ma visto che c'ero ho voluto utilizzare le tre scocche che mi sono giunte in maniera un po' rocambolesca, poiché giacevano inutilizzate presso la sede del DLF, eredità di nostri cari amici che non hanno avuto il tempo materiale per mettere mano alla costruzione di queste automotrici elettriche. Se non ricordo male, e un intervento poco sopra lo conferma, queste scocche erano in vendita parecchi anni fa, pubblicizzate dalla indimenticata rivista di modellismo e treni reali “Italmodel Ferrovie” (la prima rivista che trattasse di modellismo ferroviario e di ferrovie reali dopo il compianto Italo Briano), che apparve per tanti numeri e lasciando un grande rimpianto. Chi avesse ancora questi numeri li conserva con grande cura per il valore tecnico di allora, e affettivo adesso, che ha suscitato nei modellisti.
Ebbene, avendo per le mani queste scocche, mi sembrava un peccato lasciarle abbandonate a se stesse, senza approfittare dell'occasione per esercitare ancora una volta la passione che mi perseguita da tutta la vita. A tal proposito mi corre l'obbligo di precisare che mio parere non ci sono errori su queste carrozzerie, contrariamente a quanto scritto dal recensore del trafiletto su menzionato, a parte forse le misure un po' eccessive.
La mia intenzione originaria era quella di realizzare tre rimorchiate da poter affiancare ai modelli della Vitrains o almeno da collocare inattive in qualche tratto di binario di sosta presente in tutte le stazioni di media grandezza. Poi però mi sono trovato a considerare la possibilità di motorizzare almeno un elemento, con l'aiuto di una motorizzazione già esistente. Fatalità, cercando tra i vari resti di passate costruzioni, ho potuto verificare l'esattezza del passo carrello della Ale 840 confrontando le sagome in acciaio dei carrelli di una mia precedente realizzazione: i carrelli della automotrice tedesca SV 137, che avevo copiato in ottone, ma con passo più corto per motorizzare l'ETR 303. Confrontando quindi queste paretine, che presentano una distanza di passo carrelli identica a quella dell'automotrice 840, ho ritenuto possibile ricostruire un carrello adattabile alla bisogna. Inoltre potevo rendere il modello motorizzabile su entrambi i carrelli, visto che le paretine in acciaio erano quattro. Mi sarebbe bastato riprodurre gli elementi in plastica che servono da supporti per le ruote dentate di rinvio e copiare così, pari pari, la motorizzazione originale tedesca. Come ulteriore vantaggio potevo usare un motore originale PIKO eredità accantonata delle mie precedenti trasformazioni, che possiede due perni di rotore che distribuiscono il moto su entrambi i carrelli. Dopo tutte queste considerazioni preliminari mi sono accorto, leggendo le monografie di Lippolis ed il volume di Cornolò (già citati), che le dimensioni erano uguali a quelle di una scocca di Ale 883, almeno per quel che riguarda la sezione centrale interessata dalle due porte pneumatiche. Allora ho pensato di preservare una scocca per la modifica in una rimorchiata di un convoglio di Ale 883, prossimamente in cantiere e di cui relazionerò come al solito.
A questo punto mi sono messo all'opera e dalle prime foto si può notare la prima modifica apportata alle scocche: l'aggiunta dei respingenti di origine PiErre, ditta ormai scomparsa, che produceva aggiuntivi in ottone in scala H0 abbondante, e l'incisione delle porte d'accesso di estremità. La terza scocca così modificata è stata successivamente riconvertita, per cui non ne parlo più in questo thread. Io ho preferito la versione originaria di queste automotrici, che avevano quattro porte a battente (due per lato) all'altezza delle cabine di guida, verniciate a quel tempo in castano, e l'incisione delle botole di accesso sulle testate, che permettevano il passaggio da una carrozza all'altra. Oltre a ciò avevano un predellino disassato rispetto alla porta d'accesso alla cabina, eliminato in una successiva modifica e sostituito con una scaletta in corrispondenza dell'unica porta rimasta per lato. Il lavoro di incisione non è stato facile e per questo ho utilizzato la sega circolare montata sul trapanino da banco. A queste aperture virtuali bisognava aggiungere altri particolari, come le maniglie e alcune modanature alle botole dell'intercomunicante. In aggiunta ho forato le testate per inserire i tubicini di ottone da 2,00 mm di diametro ad imitazione dei fari, come si vede dalle foto finali.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: venerdì 23 agosto 2019, 17:35 
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Visto che la maggior parte del lavoro di produzione della scocca è già stato eseguito non restava altro che concentrarsi sulla realizzazione della motorizzazione e guardando le foto si può prendere nota delle procedure seguite. Tutte le ruote dentate sono state realizzate in resina, comprese le quattro viti senza fine, clonate da una vite, che ho reperito da un amico modellista pronto a disfarsene, che per la dimensione piuttosto ridotta mi garantiva l'applicazione alla motorizzazione del carrello. Non sono in grado di dirvi il codice di questa vite, ma procedendo per prove ho verificato la compatibilità con gli elementi di supporto riprodotti per ottenere il carrello di cui sopra e atto al moto. Le ruote dentate sono invece dei cloni di provenienza ROCO, di cui ho una buona scorta in forma di refusi di vecchi modelli acquisiti nei mercatini a prezzi irrisori. Persino gli elementi degli snodi-giunti cardanici presenti sul motore e sui carrelli sono stato clonati (copie di giunti provenienti sempre da quel vecchio modello tedesco) e adattati alla carrozzeria con l'aggiunta di zavorra in forma di barre di ferro provenienti da vecchi modelli LIMA. Gli assi di trasmissione (motore-carrelli) sono in tubicini di plasticard da 3,00 mm di diametro completati alle estremità da elementi di snodo. Tutti questi cloni sono accuratamente testati per accertarne la compatibilità tra loro allo scopo del giusto funzionamento.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: sabato 24 agosto 2019, 12:01 
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Questo tipo di motorizzazione appare troppo voluminoso e ingombrante all'interno del modello, ma mi rifaccio alla mia filosofia modellistica che ho espresso in passato e da cui non mi discosto, visto che il fine ultimo è ottenere un modello funzionante sul plastico e dare l'idea delle giuste proporzioni. E' risaputo che queste scocche non sono in perfetta scala H0, ma per me è più importante realizzare dei modelli sfruttando quello che ho disponibile, piuttosto che confrontare le proporzioni e starmene con le mani in mano. Ogni realizzazione per me è una sfida con i materiali e con me stesso.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: domenica 25 agosto 2019, 16:10 
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Dopo aver collaudato il moto del mezzo su binari di prova sono passato alla verniciatura, utilizzando la solita colorazione giallo-isabella derivata dalla vernice originale FS, di cui posseggo ancora una buona scorta. Tra l'altro ho pensato di lasciare la vernice al naturale, senza cioè tentare di opacizzarla, così da conservare l'effetto lucido delle macchine appena uscite dalla fabbrica.
Due parole sulle fiancate carrelli che, secondo la letteratura pubblicata al riguardo, sono del tipo M 1040, utilizzati anche sulle Ale 540 e 660. Io mi sono affidato ancora una volta alla clonazione, ma non voglio aggiungere altro; lascio immaginare di quale derivazione. Le fiancate carrelli sono state applicate al telaio del carrello con del cianoacrilato formando un blocco unico con esso. Al momento di dover smontare il carrello per eventuali lavori di manutenzione la fiancata verrà staccata insieme alla porzione di telaio in acciaio. Se però bisogna estrarre anche le ruote allora è inevitabile spaccare la fiancata in resina, ma questa è una possibilità remota e comunque ho parecchie copie di riserva. Come si vede da alcune foto i fori di rotolamento degli assi sono muniti di bronzine in ottone, poiché il foro di per sé è troppo largo per i nuovi assi in uso e così ho ritagliato dei tondini di ottone da 2,5 mm di diametro e di 2,0 mm di lunghezza che ho inserito in questi fori e dentro cui hanno alloggio i nuovi.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: giovedì 29 agosto 2019, 17:10 
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I pantografi sono di marca Sommerfeldt, provenienti da locomotive E 636 Roco (tenuti da parte come refusi) che avevano ricevuto pantografi esteticamente più accettabili. Per queste automotrici in fondo possono andar bene anche questi elementi, visto che ho soprasseduto a diverse altre inesattezze.
Alla scocca originale ho aggiunto inoltre i predellini d'accesso alle porte pneumatiche, solo dopo la verniciatura per conservarne il colore grigio-metallico, e ho realizzato i mantici intercomunicanti con un taglia e incolla di diversi mantici di ugual misura, poi copiati in resina.
L'ultimo intervento necessario su questi mezzi è stato l'aggiunta dei pluviali su tutti i finestrini dotati di tali particolari nei prototipi. Questa volta ho utilizzato del plasticard trasparente di 0,5 mm di spessore ritagliato secondo misura dell'ampiezza di ogni singolo finestrino e applicato con l'aiuto di colla vinilica. La difficoltà è stata dover contornare la cornice superiore di ogni singolo pluviale con della vernice “giallo-isabella”, come nella realtà. Comunque l'effetto è confortante.
Una foto riporta il posizionamento dei mantici sulle carrozzerie, non incollati, solo allo scopo di osservarne l'effetto qualora io voglia collegare in perpetuo le due carrozze per operare sul plastico. Ovviamente non potranno essere così adesi l'uno all'altro per i motivi che possiamo bene immaginare.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: domenica 15 settembre 2019, 13:43 
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Le mie ALe 883 e rimorchio.

Per realizzare queste automotrici elettriche di prima generazione mi sono servito, come base di partenza, delle scocche che ho reperito presso i soliti mercatini (o presso amici che non ne volevano più sapere) e che non avevano una forma definitiva (vedi foto già postate in precedenza). Avrebbero dovuto raffigurare gli elementi di un ETR 200 e per certi versi riproducevano tutte le caratteristiche di questo convoglio, tranne che per la forma ovoidale del rotabile visto in sezione. In precedenza in questo thread mi è stato confermato che tali scocche derivano da un progetto, molto datato, portato avanti da Travisium “in illo tempore” e che dovevano essere utilizzate per un'autocostruzione. A ben vedere oggi queste scocche non rispondono affatto ai canoni estetici che si vogliono vedere operare sui nostri plastici, per cui io, abbandonata l'idea di una autocostruzione per ovvi motivi (l'ETR 220 esiste già in commercio da tempo e oltre a ciò ad un elemento manca la seconda testata a “muso di vipera”), ho deciso di sfruttare i profili di queste scocche a pareti quasi verticali per progettare la realizzazione delle mie Ale 883. Esaminando approfonditamente i profili delle casse ho ritenuto di poter rendere le pareti assolutamente verticali con l'asportare le dime interne che sostengono la forma originale e sostituirle con delle dime da me preparate a sezione perfettamente verticale. Primo problema risolto.
Ho ritenuto poi di poter utilizzare le copie delle testate in precedenza realizzate in resina per le Ale 40 2001 e Ale 792, cercando di rendere verticali anche queste fiancate, che nella realtà sono perfettamente a piombo. Dal prosieguo della relazione si potrà osservare il procedimento da me seguito per ottenere questo obiettivo. In realtà gli interventi eseguiti nella presente realizzazione sono stati molti e spesso con esiti fino all'ultimo incerti, ma non ho mai perso la fiducia nel risultato finale. Le testate a muso di vipera dovevano essere rastremate nella parte bassa per eliminare la bombatura originale e rendere le pareti perfettamente verticali. Dalle foto si vede che la parte alta delle stesse testate i finestrini della cabina sono anch'esse leggermente obliqui e quindi è stato necessario coprirle con dei ritagli di resina piatta, poi carteggiata a filo.


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: martedì 17 settembre 2019, 18:18 
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La prima grande difficoltà è stata dover ottenere le nuove scocche nelle misure indicate dai disegni in pianta, ricorrendo al solito metodo del “taglia e cuci” (o incolla) con cui sono riuscito ad ottenere il corpo di tutti gli elementi che compongono un convoglio di almeno tre elementi. Due elementi dovevano ricevere una testata aerodinamica ad un estremità, mentre dall'altra dovevo realizzare una testata tronca. Avendo a disposizione quindi i corpi vuoti delle casse era necessario completarle con le testate che, con quelle copiate dall'ETR 200, risolvevano il problema, mentre per la testata tronca mi lasciavano un ampio campo di scelte. Il materiale con cui sono state realizzate le scocche è il solito PS (polistirene) che si lascia lavorare con molta facilità ed io allora ho pensato di incollare con l'apposita colla “polistyrene cement” (nel mio caso Tamyiha) dei piccoli segmenti di plasticard all'interno delle scocche seguendo la sagoma della cassa con l'intenzione di incollarvi successivamente altri spezzoni di plasticard in forma di paretine, leggermente convergenti verso l'interno della sagoma. In questo modo ho ottenuto la “coda” dell'automotrice in forma molto schematica e spigolosa. Successivamente ho ritagliato altri spezzoni di plasticard con una forma molto simile in pianta alla testata tronca, incollandole in posizione orizzontale (vedi foto). A questo punto ho incollato ulteriori paretine verticali sui lati sporgenti delle dime ottenute e si cominciava a delineare la forma della coda tronca dell'automotrice. Inevitabilmente si creano delle fessure tra un spezzone e l'altro, ma questo non pregiudica affatto il risultato finale, poiché questo tipo di plastica consente di integrare gli spazi con ulteriori incollaggi di minuscoli spezzoni. E' chiaro che, una volta essiccata la colla, il procedimento prevedeva un grosso lavoro di carteggiatura con carta abrasiva di varia grana, per modellare definitivamente la testata finale.
La stessa procedura veniva eseguita sulla semi-cassa inferiore, dove però era necessario modificarne la sagoma dal basso, poiché ad una osservazione più attenta, notavo che il fondo della scocca era troppo piatta e non mostrava la necessaria curvatura, piuttosto accentuata del prototipo. Questo è uno dei motivi per cui le scocche originarie non erano affatto assimilabili alla sagoma di un ETR 200. Ho pensato quindi di applicare su tutta la lunghezza della cassa sul fondo esterno, una striscia di plasticard di circa 2,6 cm di larghezza e di 1,00 mm di spessore, così da aumentare lo spessore del fondo. Lo scalino che se ne evidenziava è stato stuccato per tutta la lunghezza e poi carteggiato fino ad ottenere una sagoma armonica e tondeggiante quanto basta perché si evidenzi la giusta bombatura. Certamente tutte queste operazioni vengono eseguite con una certa attenzione manuale ed una precisa osservazione del reale, che prevede anche prove e riprove nel caso di insuccesso al primo tentativo.


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MessaggioInviato: venerdì 20 settembre 2019, 22:17 
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Ciao Claudio :D , seguito sempre in silenzio ed ora è il momento dei Complimenti con la C maiuscola!
Questo è modellismo puro , un misto di manualità e ingegno, bravissimo!

Ciao
Gianfranco :D


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 Oggetto del messaggio: Re: Le elettromotrici di prima generazione: ALe 792 e simili
MessaggioInviato: lunedì 23 settembre 2019, 13:29 
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Grazie Gianfranco, spero sempre che qualcuno intraprenda questo metodo o lo migliori persino, perché c'è sempre qualcosa che si può migliorare. Aggiungo adesso ulteriori step con foto.
Le due casse d'estremità sono identiche per cui il lavoro fino a qui eseguito deve essere ripetuto per l'altra cassa, anche per le semi-casse inferiori. Le foto dicono di più di quanto io possa esprimere per iscritto e quindi rimando all'osservazione delle stesse. Aggiungo che io ho fatto grande uso di plasticard e di spezzoni di ogni spessore che, in forma di cunei o lastrine, sono serviti a tamponare e riempire spazi che si creano occasionalmente, completando poi con lo stucco tradizionale. Il resto del lavoro si concretizzava nel riprodurre e posizionare le nuove aperture per i vani carrelli e nel delineare le aperture d'accesso dei passeggeri.
Il risultato finale è dato da due semi-casse nelle misure giuste e nella configurazione realistica, ma lungi dall'essere pronte per la verniciatura. Infatti adesso si trattava di creare tutti i vani finestra e le aperture necessarie per rendere il modello apprezzabile e pronto per le rifiniture. Anche qui ho seguito il metodo delle automotrici precedenti, cioè tamponare le vecchie aperture e ricrearne delle nuove secondo lo schema del reale.


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MessaggioInviato: mercoledì 2 ottobre 2019, 12:06 
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Amici forumisti, finalmente posso postare dei video delle mie automotrici in piena corsa per la prima volta. Il costruendo plastico è sempre quello di altri video e le riprese sono state fatte con il cellulare, fintanto che non posso disporre del tempo e dei mezzi necessari nel momento giusto. Spero comunque che le immagini soddisfino i gusti visivi di tutti. Grazie.

La prima automotrice el. è la ALe 40.2001, mentre la seconda è la ALe 882.001-010 nelle versioni primitive, così come uscite dalla fabbrica.


https://youtu.be/UD8Opxp2pZY

https://youtu.be/1BODUIZGlxw

Saluti.


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