Superparallelo ha scritto:
[...] E i fatti danno a quel qualcuno anche ragione, dato che questo qualcuno è riuscito a ritagliarsi nel tempo una schiera di fedelissimi che comprano comunque tutto il suo catalogo. 3/400 pezzi e passa la paura. Tanto questo qualcuno li vende tutti anche se il prezzo aumenta e la qualità soprattutto negli ultimi tempi su alcuni modelli italiani va a farsi benedire.[...]
[...] ...tanto ci sono altre centinaia di polli da spennare...[...]
In queste poche righe, si accenna a quello che è il danno di lungo termine che politiche annichilenti come queste portano.
Mille volte ci siamo detti che il mercato italiano è un mercato di pochi numeri, di utenti rompiscatole (per cosa poi....??), ma anche un mercato che "gli puoi dare la merda che tanto se la prendono".
In termini aziendali molto semplificati, il business esiste se c'è un utile di rientro. L'importante è generare un utile. non c'è nessuna altra ragione per l'esistenza di una azienda.
Come lo si realizza l'utile, beh, questo dipende dalle aziende.
C'è chi produce 2000 locomotive, le vende a meno e fa un certo margine, c'è invece chi decide di fare 300/400 pezzi max e fa un altro margine.
La scelta di realizzare piccole tirature (= brutti str..., compratele
IMMEDIATAMENTE altrimenti nisba!!!) a prezzi elevati (= paga e non parlare, perchè altrimenti NISBA), a mio parere è una strategia di corto respiro che contribuisce attivamente alla progressiva distruzione di questo hobby e mercato.
Gli elementi di tale strategia che posso immaginare, sono:
1) programmo il piano di vendita su quello che è il minimo numero di vendite che mi aspetto
2) non faccio invenduto (e con il sistema delle prenotazioni, mi paro ulteriormente il popò contro possibili "sviste" nella programmazione della produzione) - produttore felice
2) non faccio fare scaffale (forse...) - negoziante felice, produttore felice
3) garantisco il mercato del collezionismo contro le perdite di valore - produttore felice
4) alimento la speculazione (si fa incetta per rivendere) - negoziante felice, produttore felice
5) tengo alta l'attenzione sul marchio (ricerche, aste online) - negoziante felice, produttore felice
E' chiaro che in queste condizioni ricambi ed attenzione per l'utente sono un "di cui"....
Sul margine che si fa attuando questa strategia... qui non sono sicuro che lo si riesca a massimizzare... perchè se da un lato il costo unitario al produttore di una loco con tiratura 300 pezzi è diverso dal costo unitario di una loco con tiratura 2000 pezzi, la mia impressione è che comunque si realizzi un margine a tre cifre... Salvo poi mangiarselo con I vari resi e riparazioni.
Gli effetti collaterali (i primi che mi sono venuti in testa) di questa strategia sono per me:
1) ampie fette di mercato non servito
2) iper criticità verso il marchio, I modelli (costano assai, sono difficili da trovare e poi hanno problemi?)
3) disaffezione verso il marchio
4) restrizione del mercato (che invece dovrebbe essere allargato)
5) alti prezzi
6) progressive perdita di appassionati (= mercato in closing down)
Tra l'altro, un elemento di questa strategia che mi sfugge al momento, è il ruolo del negoziante, il quale, secondo me, non sempre riesce ad avere la forza che gli occorre per fronteggiare la situazione... e non sempre è così contento. Secondo me.
Mia esperienza personale: nel giro di un anno e mezzo ho comprato un numero non irrilevante di locomotive. Da un mesetto e mezzo a questa parte, dopo che ogni volta che ho comprato una loco ACME l'ho dovuta puntualmente rimandare al negoziante per problemi (li vogliamo sommare i costi aggiuntivi da sostenere per mandare indietro la roba, magari in pacco assicurato....? Senza contare che una loco sta aspettando da un anno e mezzo che arrivi un pezzo di ricambio...), mi sono piuttosto stancato e mi sono fermato. Comincio ad averne abbastanza... e non sarà neppure un caso che Acme non si trova più in Inghilterra.
Saluti