lokomotion ha scritto:
L’accumulo non e’ modellismo, l’accumulo non e’ fermodellismo, l’accumulo e’ collezionismo.
Permettimi di dissentire.
L'accumulo è un ansiolitico, una fuga dalla realtà. Non è collezionismmo, il collezionismo è tuttaltro.
Sigmund Freud definisce il collezionismo un sintomo, una forma di feticismo che mette al riparo dall’angoscia, un tentativo di riproduzione dei piaceri erotici dell’infanzia tramite la creazione di un piccolo mondo su cui esercitare una padronanza e gestione totali. Un rituale che ha lo scopo di contrastare gli impulsi aggressivi e sessuali.
Secondo lo psicoanalista Jacques Lacan, che ha studiato a fondo la dicotomia tra collezionismo ed accumolo, esiste un’importante relazione tra la passione di collezionare ed un aspetto della cosiddetta fase anale, quello in cui il bambino scopre il piacere di trattenere e controllare le feci. Il collezionare avrebbe come precursore quell’antico piacere sul vasino.
Gli psicologi odierni sottolineano che nel bambino la tendenza al collezionare emerge spontaneamente; che tale attività in età evolutiva è positiva perché aiuta a sviluppare alcune competenze, come la conoscenza degli oggetti, la capacità di classificarli, di fare comparazioni, analogie e differenze. Tutto ciò induce il bambino a confrontarsi con i coetanei, con i quali fare scambi, avendo così la possibilità di creare importanti relazioni sociali.
Il collezionismo quindi aiuta la capacità di concentrazione e ha risvolti positivi sull’autostima, la gestione dello stress e nella ricerca di sé
Il bisogno di possesso, ordine, conservazione e classificazione sono tendenze che nascono naturalmente nella prima infanzia. Questa tendenza oltre a dare sicurezza di sè e gratificazione, è un hobby salutare. Può limitare lo stress, e fa trovare nuovi amici con cui condividere gli stessi interessi.
In età adulta subentra la necessità di soddisfare l’esigenza di compiutezza e di ricerca, e così anche l’oggetto della collezione cambia. Se la tendenza al collezionismo permane con gli stessi meccanismi, gli psicologi parlano di bisogno di controllare l’ansia di separazione dagli oggetti dell’infanzia (è il caso degli adulti che raccolgono macchinine, soldatini, trenini elettrici ecc.)
Collezionare significa mantenere ferma l’attenzione su un tema concreto, e ci fa focalizzare le cose, i pensieri ed i sentimenti. Concentrare la mente su uno o più oggetti fa variare l’attività elettrica del cervello procurando un senso di calma e benessere.
Per quanto il collezionismo sia una pratica molto diffusa nel fermodellismo, non tutti sono collezionisti. La psicologia del collezionista fa emergere il desiderio di compiutezza: nessuna collezione può mai dirsi conclusa perché manca sempre l'ultimo pezzo, il pezzo in grado di chiudere la serie infinita del rinvio del desiderio. Collezionare è una forma di realizzazione di sé, uno svago, una via di fuga dalla routine quotidiana.
I collezionisti sognano a occhi aperti i loro oggetti del desiderio, amano toccarli, li curano, ne parlano con gioia, provano piacere dalla loro compagnia.
Nella tematica psicologica collezionare significa quindi conservare gli oggetti che per noi hanno un valore o un significato e che ci procurano un piacere estetico e sensoriale.
Al contrario l'accumulatore perde il senso del limite, dello spazio, del tempo e dei soldi che investe. Il vero collezionista acquista ciò che lo appaga, il compulsivo accumula tutto in maniera sconsiderata e poco oculata.
La psicologia definisce disposofobia (in inglese hoarding disorder) questa sindrome di disfunzione cerebrale.
Il collezionismo può talvolta degenerare, trasformandosi in un bisogno assoluto o addirittura in un disturbo ossessivo-compulsivo: l'ordine e il desiderio di possesso hanno conseguenze emotive sulle persone. La pulizia della collezione assume le sembianze di un rituale. Occuparsi della collezione è l'unico modo per tranquillizzarsi. In alcuni casi l'oggetto collezionato acquista un valore erotico, al limite del feticismo.
Secondo un team di neurologi statunitensi queste tendenze ossessive potrebbe avere un'origine biologica: un'alterazione in un'area del lobo frontale della corteccia, in particolare sul lato destro del cervello.
Concludendo si può tranquillamente ribadire che il collezionismo è salutare e terapeutico, aiuta a combattere l’ansia ed infonde sicurezza di sè.
Cross, come sempre, ci ha spiegato piu' che compiutamente.
Ora so quale sia la differenza tra "accumulatori" e "collezionisti". Mi sento tranquillizzato, sono un collezionista...
No, perché in passato ho seguito la serie americana "accumulatori seriali" e gia' allora mi era sorto il dubbio di essere un "accumulatore" di trenini.
Viceversa Cross mi ha aiutato a confermarmi l' idea che mi ero gia' fatto: un "accumulatore" di trenini e' un soggetto border line, se non malato…, che accumula trenini anche rotti, perfino raccattati nell' immondizia, di qualsivoglia marca o tipo, senza un criterio alcuno, riempiendone la casa fino a renderla inabitabile.
Viceversa il "collezionista" di trenini ha un criterio ( marca, epoca, amministrazione ferroviaria, trazione elettrica o vapore ) ed una metodologia.
Sempreche' anche lui non caschi nel maniacale...
Per fortuna che sono un "collezionista"...
E, dalla polvere che ho ripulito durante le ferie sulle scatole dei mie amati trenini, sono un "collezionista" ancora sano di mente…
Stefano.