lucab ha scritto:
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Tornando al nostro tema sicuramente una generazione, la prima, è quando si passa da giocattolo a modello. Un'altra è sicuramente il rispetto della scala sulle 3 dimensioni. Sicuramente l'abbandono del carrello motore singolo monolitico o in cabina per le vaporiere. Il passaggio ai modelli analogici/digitali. I vetri a filo. Interni riprodotti. Le ho scritte come mi son venute, non sono in ordine cronologico, e non è esaustiva.
Suddivisione: mondiale, continentale, per stato, per produttore, per topologie di rotabili, per nazione ferroviaria, per compagnia ferroviaria, ecc.?
Questa è la confusione che si crea, le caratteristiche dell'oggetto modello appartengono più al modello, al limite al produttore produttore, che al modellismo in quanto tale, e tanto meno a cosa rappresenta quel modello.
Pertanto una codifica che tracci delle linee di valutazione o scelta diventa di complicata edizione e di peggio interpreatazione.
Tra l'altro alcune delle carattristiche citate utili per la suddivisione ricocorrono continuamente, magari sono solo non usate su alcuni modelli, ma su altri sono necessarie, quindi non rappresentano storicamente un bel nulla.
Ad esempio quanti di voi sanno che molti modelli prodotti nel secolo scorso nella DDR (anche PIKO) avavano un motore per carrello?
Quanti di voi conoscono le differenze tra i vari tipi di "digitale"?
Perchè, in particolare, in centro Europa c'è ancora richiesta di veicoli circolanti sul raggio 360 mm? Anzi non farli non è modellismo!
Quanti di voi sanno quante e quali sono le reali scale di riduzione e dove sono impiegate?
Ma questi esempi non sono differenze epocali, semplicemente coesistono, pure nello stesso modello che però è destinato a un mercato diverso.
Considerato che per avere validità documentale bisogna analizzare ogni singolo modello, o almeno dei gruppi ristretti, la mole di lavoro da fare è immensa, e alla fine di fatto a chi interessa?
Già ora c'è il dato di fatto che libri e riviste non si leggono, per alcuni sono giusti i colori e le forme dei modelli Rivarossi Como e non del prototopito reale; molti giudicano il modelloa dal produttore e non per quello che è, ecc. ecc..
In troppi si ostinano a considerare veri i colori delle immagini, convertite decine di volte, che vedono sul loro monitor; sorvolando su tante inesattezze in rete e su alcune pubblicazioni.
Conta più il giudizio dell'amico o quello dei social, snobbando, anzi denigrando, quello di chi porta reali fatti e documentazione inconfutabile.