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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 10:13 
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Tz ha scritto:
Sarei curioso di conoscere il costo di produzione di una loco-tipo prima di essere immessa nella catena di vendita... :wink:


Se ti riferisci al vero e proprio costo di produzione, ovverossia alla somma dei costi che concorrono alla vera e propria produzione, ti stupiresti di quanto sono bassi, almeno se rapportati ai prezzi di vendita finali.
I costi aziendali che concorrono sono innumerevoli.
Fare impresa non è affatto facile, non lo è mai stato, ma ora come ora lo è men che meno.
E in questo mercato piccolo ed umorale men che meno...
Buon Ferragosto
Stefano.


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 11:12 
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Ho capito ma ne so quanto prima... almeno delle percentuali... :?


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 11:19 
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In linea di massima un qualsiasi oggetto prodotto industrialmente ha centinaia di voci di costo, ci sono corsi specifici a tutti i livelli per individualri e valutarli puntualmente.
Ma a grandi linee, giusto per dare un idea a quelli che hanno opinioni non realistiche.
Ma andiamo con ordine.

Premessa
Regola numero uno, se io voglio uno stipendio, magari alto, lo devono avere anche tutti gli altri lavoratori del pianeta. Se partiamo subito con lo "sfruttamento di chi ha fame" abbiamo sbagliato tutto e la nostra impresa nel medio lungo periodo non ha futuro. Sorvoliamo si fondi d'investimento che di fatto non fanno impresa ma solo speculazione.

Costo del prodotto sulle forche del muletto che lo carica sul veicolo che lo porta alla distribuzione, per sommi capi:
A- prezzo di quando lo deposito nel magazzino prodotti finiti = (costo della progettazione + costo della costruzione completa) x 2, sono coperti anche tutti costi amministrativi e di guadagno dell'impresa per la parte costruzione.
B- Prezzo di quando è sulle forche del muletto = costo della gestione del magazzino e della rete commerciale x 1,5 sono coperti anche tutti costi amministrativi e di guadagno dell'impresa per la parte commerciale.
C- Prezzo al primo acquirente, es. grossista, = costi A + B + costi di imballo (che non sono pochi) e trasporto + tasse + dogana, questi costi legati al trasporto sono sempre girati pari pari a chi acquista.

Poi si passa al negoziante.
D- Prezzo al negoziante = (A + B + C) x 1,3/2 arrivati i prodotti al grossista si ripete il tutto, l'unica differenza è che al posto dei costi di produzione ci sono quelli di gestione magazzino e commercializzazione, se non è così il grossita chiude prima di compilare il primo bilancio fiscale
E- Prezzo all'ultimo acquirente, cioè a chi utilizza quell'oggetto = somma dei costi di cui sopra x 1,3/4 (si in alcuni settori si moltiplica per 4, non è il caso dei modelli dei trenini, ma dei chiodi di fissaggio dei binari forse si), anche qui se non è così il negoziante chiude prima di compilare il primo bilancio fiscale.

Attenzione.
1- Ho fatto l'esempio di chi opera avendo locali regolari e dedicati alle attività di cui sopra, quindi che hanno costi vivi sempre presenti a prescindere che vendano o meno.
2- Mi spiace dirlo, ma poi ci sono i "venditori anomali", tipicamente quelli che vendono solo in rete, e che usano abusivamente casa propria come magazzino (sono sempre imprese individuali, qualle chiamate es. pertite IVA), vi fanno pagare meno il modello, ma di fatto fano concorrenza sleale ai negozianti con la vetrina sulla pubblica strada, e guadagnano pure di più, lascio a ognuno tutte le altre considerazioni.
Ogni tanto i costruttori mettono ordine fra tutti i loro rivenditori, ma direi che da circa 6/7 anni l'importante è far uscire i prodotti dal cancello e incassare da chi paga.

In ultimo.
Questi "prezzi" alla fine contengono fondamentalmente tre costi principali: energie, fisco, mano d'opera a ogni livello.
Da circa 3 anni a questi voci bisogna aggiungere l'aumento di prezzo di buona parte delle materie prime.


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 11:46 
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Iscritto il: mercoledì 28 agosto 2013, 14:28
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Località: Bologna
Circa i costi vi do una idea nello scomparso mercato di nicchia dei pezzi in ottone..
Una locomotiva in ottone è composta mediamente da 1200 - 2200 pezzi a seconda del modello.
Il costo di questi, master esclusi, ammonta a 600 -800 euro, motore di qualità incluso. Il costo di assemblaggio a 2,5 - 3 euro/ora non esiste più quindi dovete considerare 400- 700 euro almeno. Vi è poi il costo progetto e master ovvero prototipo che, se non siete capaci voi, risulta essere di 50-100 mila euro a seconda del modello. Dovete aggiungere imballo, distribuzione, tasse doganali e almeno una agenzia commerciale esperta sull'estero. Abbiamo poi un viaggetto o due in oriente per controllare la produzione salvo non aver un proprio emissario là. Il tutto funzionava, SENZA particolari guadagni quando sul pianeta esisteva clientela x almeno 200 -250 modelli variamente declinati. Poi x far fronte all'aumento dei costi , non dimentichiamo anche quelli valutari poiché si pagava in dollari , era necessario sfornare 400 modelli variamente declinati , ecco quindi le famose locomotive di preda bellica di Micro Metakit e la quasi o totale scomparsa di altri marchi . Ora scarseggiano i 400 appassionati di trenini sul pianeta disposti a spendere 1500-2000 euro per un modello, di contro Ferrari e Lamborghini volano...Son purtropoo deceduti i fondatori di varie aziende europee, tanti appassionati sono scomparsi fisicamente o come tali, non esiste ricambio generazionale nè per Lima nè per Lematec ( che tra l'altro sulle riviste straniere mise un avviso che cercava soci finanziatori) , pensare quindi di cavalcare un sogno, almeno per me, non è più attuabile.
Tutti i marchi storici europei hanno avuto grossi problemi economici e non credo si trattasse di una pletora di sprovveduti. Tutti ora fan serie limitate che lo dicano o meno.
Casomai se devo far un appunto è che le aziende italiane in apparente / reale difficoltà ( marchi storici esclusi ) non si siano rivolte pubblicamente o tramite le riviste a noi clienti per chiedere se qualcuno fosse stato interessato ad entrare in società o acquistarle.
Non so poi alla prova dei fatti quanti di noi in forma societaria, Cooperativa o individuale avrebbero messo mano al portafoglio...
Chiacchiere da ombrellone le mie, ma ebbi la fortuna di frequentare vari produttori e tuttora insieme agli amici di sempre ci facciamo qualche bel modello ...


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 19:39 
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Iscritto il: mercoledì 7 novembre 2007, 16:03
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Località: sesto fiorentino
analisi dei costi.....in China.

grazie, come al solito faccio tesoro di quello che leggo,

ma non sarebbe GIOCOSO/SERIO "permettersi" di ipotizzare un Made in UE,

visto che di "LA' ", c'è anche un marchio Made in USA?

non esiste nessuna risorsa europea sulla quale poter contare per produrre questi giocattoli ambiti?

senza fare diventare un imbuto di monopolio e poter poi espandere da quella unica risorsa eventuale
ad altre iniziative parallele e costruttive?

perche sempre Chine, China, China e prima Korea?

perchè Hornby non prova a valorizzare contratti europei?

perchè francia, germania e italia non trovano un cardine proprio o dei cardini comuni
sui quali convergere i propri ordinativi?
forse il mercato del quale si tratta non ha futuro ?

e perchè non potrebbe avere un presente migliore se non si si fosse attorcigliati a modelli
super dettagliati...come prima erano quelli di ottone. prede di facoltosi ....ferraristi, jaguar maserati....
per poi ......scendere a nostrani lancisti.

perchè non provare a ,,,,"RIpuntare".... (notare il ripuntare) ad un mercato popolare
come intese puntare la nostra Lima, che era più sempliciotta ma più fedele,
nella sua semplicità della celebrata Rivarossi che forte del VOLANO USA anni 30/60
aveva prestigio
ma per il mercato italiano , a detta dei dettaglianti, solo una volenterosa
sopportabile somministrazione di modelli attorno ad un cipollotto, oltretutto personalizzato ai modelli dedicati ,

non un cipollotto con intercambiabile vite senza fine come faceva fleishmann.

se una "Tipo LiMA" sorgesse all'orizzonte, forse anche con capitali Chinesi.... io ci credo
risparmierebbe europa e china, con la collaborazione benevola di politica, sindacati e di tanta onestà,
tralasciamo il pizzo


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 21:09 
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Iscritto il: domenica 14 marzo 2010, 21:37
Messaggi: 1989
Località: Faenza
Ai tempi dell' E626 ROCO, si diceva che una locomotiva costasse 30 Euro all' importatore.
Sò che questo scatenerà le ipotesi di alcuni, ma di quelle ne fecero, credo, 20.000, ovvero ventimila. 40 volte la tiratura dei soliti 500 pezzi.

Per raffreddare subito chi immagina strade per acquistarne a, per esempio, 60 Euro, consiglio di vedere il seguente :
https://www.notebookcheck.net/Apple-iPh ... from%20IHS.
Dice che l' iPhone ha un costo di produzione di $160, ovvero 130..140 Euro.
Perchè, allora, viene acquistato da 800 a 1000 Euro ?

Per due ragioni :
1. al costo di produzione occorre aggiungere i costi di funzionamento dell' azienda, i costi di distribuzione ed i costi di progettazione (è stato ampiamente descritto negli interventi precedenti)
2. il prezzo di vendita non è il minimo possibile. Dal costo industriale al prezzo di vendita c' è un ricarico che è l' utile di impresa, che è una variabile che ogni imprenditore decide prodotto per prodotto

Quindi il prezzo di vendita di modelli ferroviari, smartphone, automobili, frullatori, carciofi e chi più ne ha più ne metta, è il massimo prezzo che il cliente può pagare.
Indipendentemente dal costo di produzione.
Ma anche ciascuno di noi potrebbe lavorare per il 30% in meno di stipendio. Però, non ho notizia di gente che lo chieda !

Ma, se si organizzasse un crow funding (finanziamento collettivo) e si creasse con esso una azienda, l' azionariato potrebbe posizionare il prezzo di vendita dei prodotti a un 10..30% in meno rispetto al resto del mercato, rinunciando ai dividendi dopo aver pagato i prestiti di capitale.

Una azienda siffatta, senza utile accantonabile, sarebbe un' azienda debole. Il fallimento di un progetto, il fallimento di un fornitore, un momento di crisi del mercato, possono metterla in serio pericolo di chiusura o di fallimento a sua volta.
Succede che in periodi di magra gli imprenditori utilizzino riserve di denaro per superare le difficoltà. E solitamente queste operazioni impediscono all' azienda di fallire o di chiudere.
Se non è mai stato accantonato nulla, si saranno tenuti bassi i prezzi, ma non ci saranno riserve.

Non solo, ma, affinche una azienda simile possa sopravvivere, occorre avere un utile già dalla prima produzione, per investirlo nei nuovi modelli ed aumentare l' offerta.
Una azienda con un solo modello non sopravviverà, non avrà assistenza, non avrà ricambi.
Quindi il crowfunding potrà avere prezzi bassi sul mercato, solo dopo i primi modelli.


Stefano Minghetti


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 21:50 
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Iscritto il: mercoledì 20 settembre 2006, 20:44
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Località: Sorbolo di Sorbolo Mezzani (PR)
Perchè, perchè, perchè ...
Perchè in Europa fare impresa da 40/45 anni a questa parte è diventato: disdicevole, asociale, contro il popolo, e principalmente antiecologico. Meglio girare per nulla con il macchinone o/e il suv prodotto in Asia.
In poche parole: io merito il tutto perchè sono la culla della civiltà e gli altri sono i miei servi, e che l'inquinamento lo risolvano loro.
I "ben pensanti" diranno che esagero e non capisco nulla, certo devono difendere le loro posizioni, ma la realtà quella è, inutile nascondere la polvere sotto il tappeto: e la natura più prima che poi presenta il conto.
Ormai è dagli anni '70 che si sa quando finiranno le fonti energetiche fossili, all'atto pratico si è mosso qualcuno per risolvere il problema? No.
Solo azioni di fatto speculative e modaiole che ancora non hanno portato a nulla di concreto. Certo le batterie sono una bella soluzione ecologica a casa nostra, ma non dove le producono, e poi dopo 6/7 anni d'uso vanno sostituite, dove e come le smaltiamo, non risulta perventa ancora nessuna soluzione ... a parte i soliti non a casa mia.

Alla fine del secolo scorso le produzioni si sono spostate nell'est asiatico per due ragioni:
- fino ai primi anni '90 perche costruire stabilimenti là era gratis, la gente aveva fame ed era appena uscita da una serie di guerre disastrose quanto inutili
- dai primi anni '90 perchè in Europa già vedere i camini degli sfoghi degli scarichi fognari era sinonimo d'inquinamento e le fare impersa è come ho detto sopra.
Però gli speculatori e i profittatori non vedono mai oltre il loro naso, quindi ora siamo qui. Gli imprenditori veri sono diversi, hanno tirato la cinghia e sopporatato (come sempre), ma si vede.


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 22:44 
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Iscritto il: domenica 3 gennaio 2010, 20:36
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Località: la citta' della 3 t: torri, tortellini e ...
Capisco ed in larga parte condivido l' amarezza di Marco.
Aggiungo un mio pensiero: il capitalismo di adesso, sviluppatosi dagli anni '80 in poi, è un capitalismo "di rapina", o, se preferite "amorale".
Punta al guadagno immediato, puro e semplice. Non ha passione, non ha interessi, non ha senso sociale o morale.
L' esatto contrario dei grandi imprenditori del passato, Ferrari, Olivetti o Lamborghini, tanto per fare nomi noti.
Avevano passione ed amore per ciò che facevano. Prima l' azienda e poi il resto. E per azienda non intendevano quattro muri pieni di macchinari, ma anche e specialmente la gente che lavorava per loro. Il bene primario dell' azienda erano le persone.
Ora le aziende finisono in mano a fondi di investimento, a cui non importa se si producano scolapasta o computer, importa solo la massimizzazione del profitto. E se l' azienda non dà sufficiente profitto, o ne dà meno di quanto desiderato, che problema c' è ? Si chiude licenziando tutti i dipendenti con un sms e si riapre dove conviene di più. Vi ricorda qualcosa ?
Anche questo è frutto della globalizzazione.
Perciò, se sei un vero imprenditore, se ami ciò che fai, se lotti tutti i giorni per stare a galla e non per farti ricco in quattro e quattrotto, beh, che debbo dire, tanto di cappello.
Saluti
Stefano.


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: domenica 15 agosto 2021, 22:57 
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Iscritto il: mercoledì 25 gennaio 2006, 1:23
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ste.klausen21 ha scritto:
Quindi il prezzo di vendita di modelli ferroviari, smartphone, automobili, frullatori, carciofi e chi più ne ha più ne metta, è il massimo prezzo che il cliente può pagare.
Indipendentemente dal costo di produzione.

A dir il vero è un po' più complesso il discorso, Stefano, ed è un grafico a campana in cui il culmine è la massimizzazione dei profitti, se lo aumenti il calo degli acquirenti non copre l'aumento, se lo cali vendi di più, ma non così tanto da coprire il calo.
Il punto è prevedere questo grafico, ovvero quanti se ne può vendere per ogni prezzo, che non può che essere a partire dal prezzo grezzo che deriva dai discorsi di Marco.
Per inciso questo discorso nelle piccole e medie aziende non nasceva da studio ma per esperienza, vedendo come si legavano le vendite ai prezzi tenendo conto dei vari eventuali (anomalie e crisi del mercato e il non incontro dei gusti)
Quindi non è mai il prezzo massimo che il cliente può pagare, ma il massimo prodotto del prezzo per numero di acquirenti a quel prezzo.
Per chi parte, senza uno storico, è difficile indovinare questo, visto che spesso lo sbagliano anche ditte famose.

E per finire, come dice Marco, ora molte aziende continuano a lavorare con Cina e Asia non per la manodopera, ma per motivi ambientali, nel senso che qua molte lavorazioni son diventate molto più costose per salvaguardare la salute degli operai e l'ambiente, sia per il prodotto stesso che per lo smaltimento dei rifiuti.
Giustissimo tutto ciò, ma se lo facciamo solo qua in Europa, vuol dire che un nostro prodotto diventa scarsamente vendibile, e di là prosperano e l'ambiente va a rotoli lo stesso!


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: lunedì 16 agosto 2021, 7:33 
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Il margine di guadagno dipende da un' infinità di fattori.
Anzitutto la fascia di mercato in cui si colloca il prodotto. Più è alta, più è alto il margine di guadagno.
In generale per i prodotti di fascia bassa il margine è basso, in quanto la concorrenza è numerosa e la scelta del consumatore dipende sostanzialmente dal prezzo. In altre parole per i prodotti di fascia bassa la concorrenza la si fa sul prezzo.
Viceversa per i prodotti di fascia alta il margine di guadagno è più alto, sia perchè la concorrenza è più rarefatta, sia perchè la scelta non si fa più sul prezzo, ma su altri fattori: anzitutto qualità, ma anche immagine, servizio, etc.
Sempre parlando di concorrenza: anche se si producono prodotti "analoghi" non necessariamente si è concorrenti. La concorrenza la si fa a parità di fascia di mercato. Ferrari è in concorrenza con Lamborghini, non certo con FIAT...
Questo, per sommi capi, in generale, perchè il mercato del trenino è diverso da quello delle auto o delle lavatrici o dei televisori.
Oramai tutti i produttori di trenini si pongono nella fascia media o alta del mercato, non esistono più produttori di fascia bassa. Ovviamente salvo restando le risicatissime gamme "base" che diversi produttori propongono.
Percò i prezzi sono analoghi in fascia media, un pò più alti in fascia alta.
Non solo, la differenziazione del mercato è funzione anche e sopratutto del tipo di modello prodotto: un modello DB non è certo in concorrenza con un modello FS.
Saluti
Stefano.


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: lunedì 16 agosto 2021, 9:10 
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Come si spiega, allora, il fallimento di Lima expert, se ha fatto dei modelli validi a prezzi concorrenziali e avendo potenzialmente, credo, un mercato sfruttabile? Non potrebbe esserci stata mancanza di coraggio degli imprenditori o poca professionalità?

RF


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: lunedì 16 agosto 2021, 9:24 
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Roberto Fainelli ha scritto:
Come si spiega, allora, il fallimento di Lima expert, se ha fatto dei modelli validi a prezzi concorrenziali e avendo potenzialmente, credo, un mercato sfruttabile? Non potrebbe esserci stata mancanza di coraggio degli imprenditori o poca professionalità?

RF


Quesito interessante...Non posto in maniera corretta in toto, però.
Lima Expert non è un' azienda, è un marchio di un' azienda. E l' azienda detentrice del marchio ( Hornby ) non è "fallita".
E nemmanco è fallito in senso commerciale il marchio, che, viceversa, ha avuto un ottimo successo, per via dell' ottimo rapporto qualità prezzo.
In questo caso specifico ritengo che la sparizione del marchio Lima Expert sia semplicemente una scelta aziendale di tipo prettamente commerciale. Come, del resto, era un scelta aziendale commerciale il farlo nascere.
Distutibile, a mio avviso, perchè tra Lima, Rivarossi e Jouef, il marchio "blasonato" era ed è Rivarossi, non Lima.
Saluti
Stefano.


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: lunedì 16 agosto 2021, 9:58 
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Iscritto il: lunedì 16 gennaio 2006, 10:05
Messaggi: 1682
Località: Roma
Forse ci si riferiva a Level - LE Models ?


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: lunedì 16 agosto 2021, 10:16 
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Iscritto il: martedì 4 marzo 2014, 12:03
Messaggi: 202
Ma nessuno di questo forum (anche se si crede grande economista)conosce il motivo esatto del perché
una azienda che produce treni elettrici in scala, fallisce o mette a rischio il suo fatturato tanto da
accumulare debiti ed essere comprata da aziende più solide: vedi Roco, Fl, ed anche Marklin.
Poi fate come credete e sbizzarritevi nelle pompose dietrologie o saggi di economia evanescente sui costi ecc.ecc.
Saluti


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 Oggetto del messaggio: Re: Gli economisti e i trenini
MessaggioInviato: lunedì 16 agosto 2021, 10:43 
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A me pareva che si stesse ragionando pacatamente e con garbo.
Evidentemente mi ero sbagliato...
Saluti
Stefano.


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