devo necessariamente alcune spiegazioni, che peraltro avevo già dato nel treahd postato alcuni giorni orsono e misteriosamente scomparso insieme a molti altri:
il plastico misura 7,5 x 2,4 metri e vuole rappresentare un ambiente sardo, con scenari tipici della Sardegna: monti, trincee, gole, campagne, piccola città, paese di montagna e ferrovie a scartamento normale e ridotto. La scenografia è stata realizzata in struttura portante di legno e reti metalliche ricoperte di cartapesta, polistirolo e gesso. Lo sviluppo delle linee ferroviarie è di 130 e 30 mt. rispettivamente, che si incontrano nella "città" che, come a Macomer, ha due stazioni: quella delle FDS e delle FS collegate, come in realtà, da un binario che collega la stazione delle FDS con quella FS attraversando la piazza principale.
In stazione FS ( autocostruita su disegni originali, come peraltro gran parte dei fabbricati di città e del "paese") avviene l'incrocio fra i convogli FS con alternanza fra un treno che arriva ed un altro che riparte dopo circa dieci secondi: ciò per evitare sia una anacronistica partenza contestuale alla comparsa del verde, sia per permettere la sosta del treno in arrivo visto che il treno in uscita comanda anche il deviatoio di ingresso.
La linea di corsa è in pratica un anello con falso doppio binario e due cappi di ritorno alle estremità del plastico mimetizzati in gallerie. L'esercizio è governato dal sistema di blocco doppio: sette sezioni di blocco = tre treni, più quelli che si alternano in stazione. In pratica tutto questo automatismo è gestito da una quindicina di relais (Fleischmann, Rivarossi, Roco, Viessmann, Trix: ce ne sono di tutte le marche), comandati dai treni in corsa ed alimentati in ca 15v.
Un altro alimentatore analogo viene utilizzato per l'alimentazione dei segnali, interamente autocostruiti, ed illuminati con microleds. Sul banco di comando, che ho purtroppo dimenticato di riprendere, ci sono i pulsanti di comando per eventuale intervento manuale, sia per i deviatoi che per i relais, con spie di controllo dei segnali di stazione, delle sette sezioni e delle posizioni dei deviatoi, ovviamente con leds. A parte il 345 Roco e le 668 HRR, tutte le altre macchine sono state da me modificate: la vecchia 740 RR ( in attesa della nuova!) ha ricevuto una meccanica con motore con volano sul tender e trasmissione con alberino verso la locomotiva, è stato rifatta interamente in ottone la ciminiera e dentro la zavorra, proprio davanti al portello della camera a fumo, ho montato il dispositivo per il fumo (ottimo in proposito il gasolio o il kerosene); il convoglio MD ha il locomotore "in spinta" demotorizzato: ho infatti motorizzato con due carrelli motori e trasmissione cardanica la seconda carrozza, mentre la pilota trasmette attraverso il gancio una fase di alimentazione ( il negativo); ciò in quanto agli assi della carrozza motorizzata ho volutamente montato quattro anelli di aderenza dallo stesso lato( il sx); le automotrici Lima sono state modificate nelle prese di corrente e nelle luci, con illuminazione con led da 3 mm, torniti nel fascio riflettente fino a riportarli a 2 mm ed inseriti al posto dei diffusori originali, A tutte è stato montato il caratteristico rostro di cui sono dotate le carrozze pilota e le automotrici della Sardegna . La 772 è stata "ricostruita" recuperando una cassa di prova GT che ho sverniciato, riverniciato e dotato di meccanica autocostruita, mentre le fiancate dei carrelli sono state realizzate in resina da calco degli originali GT. Anche l'Ldn24 ed il 207 sono stati autocostruiti in ottone.
La linea in H0m è un anello percorso da due convogli che viaggiano in direzioni opposte: tutto il materiale sia motore che rimorchiato è stato da me autocostruito sulla base dei disegni originali: sia i locomotori che le automotrici hanno due carrelli motori interamente autocostruiti, compresa la meccanica con trasmissione cardanica ( i vecchi ingranaggi in bronzo dei carrelli motore Rivarossi, lavorati al tornio con vite senza fine sul terzo ingranaggio). Di questi convogli gli unici prodotti commerciali sono gli assi acquistati in Germania ed i motori. I treni si incrociano nelle due stazioni ( principale e secondaria) e si comandano a vicenda il blocco e le ripartenze attraverso una decina di relais. Per far si che i treni viaggino in direzioni opposte, uno dei due ha la polarizzazione elettrica invertita. L'alimentazione del plastico avviene attraverso cinque alimentatori elettronici, anch'essi autocostruiti: quattro per la linea in H0 ed uno per l'H0m; sono tutti montati sottoplancia mentre sul quadro comandi sono presenti, oltre ai pulsanti per il controllo di scambi e relais, i soli potenziometri per la regolazione delle velocità, le spie di controllo, gli inversori di marcia ed i voltmetri. Le schede e gli integrati dei circuiti elettronici sono raffreddati da ventoline di raffreddamento recuperate da vecchi PC.
Come si è visto nel filmato, coesistono treni di epoche decisamente diverse: ciò perchè si è voluto riprodurre un ambiente tipicamente sardo con i treni più rappresentativi che hanno circolato in Sardegna: dal "Turritano" con 345 e carrozze X, Espresso degli anni 70 alle attuali 663 con "la gobba", che peraltro appartengono realmente al deposito di Cagliari, dall'”Accelerato” con 740 e Corbellini e 100porte al Md in vecchia colorazione. Si è preferito realizzare un plastico totalmente automatizzato, senza cioè interventi o manovre manuali, per rendere più semplice il controllo del movimento dei treni e più fruibile la visione da parte dei visitatori del Museo. Quanto alla velocità, in effetti nel filmato appare eccessiva, soprattutto quella dei treni in H0: e sono più veloci di quanto non appaiano sul filmato originale che è stato compresso dai 140Mega originali per l’inserimento su youtube; può anche essere un problema legato al “buffering” del video; comunque la velocità è come detto regolabile da appositi potenziometri lineari.
avrei voluto postare foto delle fasi costruttive sia del plastico che dei convogli, ma purtroppo non ne ho a disposizione se non della locomotiva qui sotto. Ciao
