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Non avrei mai voluto essere nei panni di uno di quei vecchi macchinisti a vapore di un treno solo con frenatura a mano. Magari su una linea in discesa, con una squadra di frenatori pronti a serrare la vite, non appena uditi i fischi della locomotiva. Non doveva essere piacevole, per poter rispettare i segnali, dipendere dalla altrui attenzione. Per fortuna, quando sono “sceso in campo” io, la situazione era considerevolmente cambiata. Il freno continuo era esteso a tutti i treni da parecchi anni. Però, il freno e la frenatura dei treni è stato sempre un argomento piuttosto complesso da affrontare anche a livello didattico, chiunque con un po’ di addestramento, può mettersi alla guida di un treno e trazionare bene. Ma quando si tratta di frenare, ti rendi conto che avere studiato tantissimo, conoscere a menadito l’impianto frenante, serve a poco. Per gestire correttamente il freno, occorrono anni di esperienza e sensibilità, perché ogni convoglio risponde in maniera diversa. Oggi il materiale omogeneo, dotato di moderni distributori, magari a comando elettropneumatico, rende facile gestire la frenatura, in ogni condizione. La condotta di un treno, munito di frenatura tipo merci, era molto diversa da uno tipo viaggiatori, sia come risposta che come tempistica, in particolare di sfrenatura e ciò si evidenziava in maniera marcata sulle linee discendenti. Molto dipendeva anche dal rubinetto di comando, avere a bordo un Oerlikon, rendeva la condotta meno affannata, rispetto un cinque posizioni, quindi se avevi un 626, tribolavi di più, anche per la minore efficienza dei compressori. Un altro punto delicato era la presenza di treni con carri misti, differenti sia come massa trasportata che come tipo. Negli anni 70’ non era difficile avere in composizione qualche carro SNCF, dotato ancora di distributore a scarico diretto (valvola tripla), come quello montato sui vecchi locomotori. La valvola tripla aveva una caratteristica di sfrenatura diversa e richiedeva molta attenzione nell’utilizzo. Quando si partiva da Modane con un treno di misti, in tripla trazione con una massa rimorchiata di 1000/1200 ton., si prestava attenzione a quanto riportato nei documenti rispetto alla massa frenante, in quanto, prima dell’avvento delle schede treno, tale compito aspettava a noi (treni senza capotreno). Si verificava se i conti erano corretti ed una volta partiti ed affrontata la salita, non appena in piano, si provava l’efficacia del freno effettuando una depressione in condotta, controllando come rispondesse, osservando la diminuizione di velocità. Tale prova si effettuava a 75 km/ (velocità dei veicoli rimorchiati e di linea), lasciando calare fino a 50 e poi sfrenare. Poco prima di arrivare a Bardonecchia (1 km), iniziava la discesa e noi iniziavamo a frenare, portandoci a 30 km/h fino al punto di fermata. Tagliate doppia e tripla, effettuato la prova del freno al primo veicolo, si ripartiva. In base alla percentuale di massa frenata, si consultava l’apposita tabella B per sapere quale sarebbe stata la velocità max (questo già in partenza da Modane). Normalmente con l’VIII° grado di frenatura ed il 50% (esempio. La percentuale minima doveva essere di almeno il 40%) di massa frenata, si scendeva a 45 km/h di velocità max. A 30 km /h, si effettuava una depressione e osservavamo che la velocità calasse con una certa rapidità e una volta appurato che ciò avvenisse, tiravamo un sospiro di sollievo e proseguivamo la corsa adottando la marcia a”dente di sega”. Si frenava a 40 (il treno arrivava fino a 45) e si lasciava decrescere fino a 30 (calava fino a 25), ottenendo un salto di 20 km/h, per consentire lo smaltimento del calore (almeno un po’) e per dare tempo ai compressori di ricaricare i serbatoi (funzionando quasi di continuo). Quando si transitava da Oulx, il grado di frenatura passava da VIII° al VI°, consentendoci di viaggiare a 60 km/h, fino a Salbertrand, dove riprendeva l’VIII°. Da Salbertrand, iniziava il tratto difficile, a semplice binario, con fermata in quasi tutte le stazioni. Dico difficile perchè le stazioni, data la lunghezza del treno, risultavano tutte in discesa e specie ad Exilles e Meana, per liberare il circuito di coda bisognava avanzare fino al segnale di partenza (ovviamente senza superarlo). Exilles, poi, era la stazione più disgraziata, perché completamente in discesa e bisognava utilizzare la tattica ( si entrava a 30 per la deviata), di non sfrenare mai completamente il treno, ma lasciarlo decrescere fino davanti al FV e poi in caso, si modulava in aumento o in diminuizione, SENZA MAI SFRENARE COMPLETAMENTE! Pena l’entrata nella galleria munita di binario di salvamento. Passate queste stazioni e giunti a Bussoleno, spesso con tutto il convoglio fumante, si poteva proseguire per Torino, con il III° grado, con velocità di 75 km/h. I treni potevano essere condotti dall’AM, solo se professionalizzato e sotto stretta osservanza da parte del macchinista. Attualmente effettuare un merci su quella linea, è diventato un gioco da ragazzi. Multiple di 633, con frenatura elettrica, con freno tipo viaggiatori e materiale moderno omogeneo. Riepilogo della tecnica utilizzata: - Prova in corsa, prima possibile. - Salto di velocità di almeno 20 km/h - Mai sfrenare completamente in prossimità di fermata - Quando si doveva sfrenare completamente il treno, utilizzo pieno della prima posizione di sovraccarico dell’Oerlikon, in modo di ricaricare sempre velocemente i serbatoi ausiliari dei carri (ed avere la massima efficienza) - Se occorreva (scarso rendimento compressori o rubinetto a5 pos., vedi 626), durante la decelerazione, anche fermarsi Per oggi può bastare. Ciao
Ultima modifica di sincrono il lunedì 23 agosto 2010, 16:17, modificato 1 volta in totale.
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