E 432 030 ha scritto:
Ho visto alcuni filmati e foto in passato dove il PDM alzava con bastoni in legno i trolley delle locomotive trifasi per mancanza di aria(dovuto a probabili guasti presumo) per il primo alzamento,del resto se non erro i trolley non erano sotto tensione essendo gli striscianti isolati con i bastoni dal resto della struttura di supporto e la corrente portata con i cavi esterni(collegati agli striscianti) nelle apparrecchiature AT,all'origine tali cavi passavano dentro i caratteristici trolley a stanghe E 432 esclusa questo probabilmente per l'adozione del trolley a pantografo,sucessivamente come tutti noi sappiamo anche sulle altre locomotive trifasi sono stati portati all'esterno,evitando anche rischi di dispersioni per contatto sul ferro dei trolley in caso di lesioni alla guaina 'isolante dei cavi A.T.
Non per nulla sono noti alcuni episodi di folgorazione dopo la cessazione del sistema trifase quando alcuni macchinisti e operai abituati a trattare con le loco in alternata venivano folgorati utilizzanado lo stesso metodo descritto ad inizio thread per i pantografi in cc(questi sì sotto tensione)per i più disparati motivi.
I trolley ed i pantografi venivano sollevati grazie ad una bombola di aria compressa che era posizionata in cabina di guida. Alla ricarica provvedeva l'officina. C'era un rubinetto che bisognava ricordarsi di chiudere, appena l'aria nei serbatoi raggiungeva i 4-5 atm.
Nel caso di esaurimento, la manovra che hai descritto la si applicava senza correre pericoli (vorrei vedere con le norme antinfortunistiche di oggi). Le loco, non disponevano di compressorino a 24V.
Con la continua, tale manovra era vietatissima proprio perchè il pantografo, essendo con struttura metallica, era sotto tensione. Ricordo un mattino a Torre Pellice, un aiuto macchinista anziano morì perchè salì sul telaio del pantografo, per sollevarlo, appoggiando entrambe i piedi sul telaio. Tutto andò bene finchè non gli scivolò un piede a causa della presenza di grasso. Gli anziani (non tutti) prendevano la cosa con troppa leggerezza. Un macchinista si fece chiudere in corsa, nella cab. AT, per rilevare una anormalità...Cose da pazzi! E non erano rari i casi. In trentatre anni di servizio, a livello compartimentale, di casi di folgorazione ne capitarono diversi. Un caso (fortunato ) che mi colpì, per l'imprevedibilità, fu ciò che capitò ad un ragazzo di Novi Ligure che lavorava a Torino. Mentre erano in attesa della partenza, in estate, rimase colpito da una violenta scarica che, per sua fortuna, non gli causò danni irreparabili. Aveva sporto il braccio dal finestrino di un 626, toccando la parte superiore della fiancata. Probabilmente la vernice fungendo da isolante verso la massa, permetteva alla corrente di "camminare", attraverso la sporcizia, mista di grasso e altre schifezze sullo strato superficiale. Probabilmente la scarica non raggiungeva il potenziale di linea, ma la botta la prese. Altri casi, frutto dell'inventiva del personale, si risolsero positivamente, con qualche bruciatura.